Internet Manager Blog

Il Blog di Gianluigi Zarantonello

Come sono cool questi siti…anche troppo!

Credo che in Italia sia piuttosto diffusa una falsa percezione della diffusione del web e delle nuove tecnologie in genere, che porta spesso le aziende a fare errori più o meno gravi.

Come ho scritto più volte un corretto approccio strategico tiene presente della penetrazione del web presso il proprio target e parte dagli obiettivi che ci poniamo nel comunicare con esso per poi, solo alla fine, scegliere la tecnologia.

Va benissimo allora prendere a riferimento le tecnolgie più trendy ma rendiamoci conto che l’Italia non è un paese all’avanguardia: secondo l’Osservatorio Italia Digitale 2.0 solo il 47% della popolazione tra 15 e 74 anni accede tramite internet ai servizi disponibili on-line; 1/3 delle aziende continua a non essere in rete, e tra le microimprese il tasso sale al 43%.

il vostro sito causa queste reazioni?

Questo dato non deve scorraggiare la ricerca dell’innovazione ma richiede equilibrio, non dobbiamo innamorarci delle nostre teorie ma capire, ascoltando molto, che cosa gli utenti già utilizzano per puntare prima di tutto su questi strumenti. Solo su questa base si potranno poi aggiungere servizi ed opportunità per proporli ai navigatori, magari diventando un tramite per far sperimentare. In caso contrario ci troveremo a chiederci, ad esempio, perché nonostante tutti i nostri clienti non conversano con noi sul nostro sito.

Purtroppo le mode influenzano invece molto le scelte aziendali, puntando su tecnologie di cui tutti parlano ma che gran poche persone usano davvero (ricordate Second Life?).

Com’è la vostra esperienza in tal senso?

Novembre 24, 2009 Pubblicato da Gianluigi Zarantonello | Riflessioni a fil di rete, Tutti i post | , , , | Ancora nessun commento.

Internet canditato al Premio Nobel per la pace

 

 

Wired Italia lancia il progetto Internet for Peace candidando ufficialmente il Web al Premio Nobel per la Pace 2010.

Questo il commento di Riccardo Luna (fonte wired.it): “Dobbiamo guardare ad Internet come ad una grande community in cui uomini e donne di tutte le nazionalità e di qualsiasi religione riescono a comunicare, a solidarizzare e a diffondere, contro ogni barriera, una nuova cultura di collaborazione e condivisione della conoscenza. Internet può essere considerato per questo la prima arma di costruzione di massa, in grado di abbattere l’odio e il conflitto per propagare la democrazia e la pace. Quanto accaduto in Iran dopo le ultime elezioni e il ruolo giocato dalla Rete nella diffusione delle informazioni altrimenti prigioniere della censura sono solo l’ultimo esempio di come Internet possa divenire un’arma di speranza globale“.

Qui sotto il link per aderire all’iniziativa, io l’ho appena fatto :-)

Sign up for the Internet For Peace and become part of the movement to nominate the Net for a Nobel Peace Prize.

Novembre 21, 2009 Pubblicato da Gianluigi Zarantonello | News & segnalazioni, Tutti i post | | Ancora nessun commento.

Etica del management

Etica del management. Nuove prospettive per una cultura d’impresa responsabile è un libro a cura di Carlo Simeone, edito da Ipse nel 2009.

Si tratta di un volume a più mani che tratta un tema di grande attualità, l’etica del management e dell’impresa, senza però cadere nel giudizio e nella condanna dei fatti di attualità.

L’etica infatti è vista dagli autori come una risorsa competitiva importante, in fase di riscoperta, e nel primo capitolo il curatore declina questo aspetto nel dettaglio come motore qualitativo dell’impresa.

Il secondo capitolo è invece dedicato alla responsabilità sociale d’impresa, attraverso il dibattito storico-economico ad essa dedicato dall’inizio del ‘900 ad oggi e con una panoramica dei casi concreti di vari paesi europei.

Strategiche e politiche per uno sviluppo etico dell’impresa è invece il titolo del terzo capitolo, dedicato alla cultura d’impresa e al rapporto tra marketing e etica, passando per la valorizzazione delle risorse umane.

Il quarto capitolo invece è centrato sull’etica delle relazioni pubbliche, della pubblicità e dell’attività di lobby condotta dagli influenzatori. Dopo una panoramica sulle teorie delle pr il testo si concentra sul fatto che anche le professioni della comunicazione sono soggette alla propria deontologia e, in virt di ciò, non sono pura manipolazione.

Infine il quinto capitolo entra nella trattazione dell‘etica della pubblica amministrazione, settore che riguarda il bene pubblico e dunque è particolarmente connotato eticamente.

In sintesi il libro offre una visione di insieme di un tema complesso e spesso frainteso, che va a toccare i principi più profondi della cultura di impresa e che dunque è di grande interesse, in qualunque settore si operi.

Novembre 20, 2009 Pubblicato da Gianluigi Zarantonello | I miei libri, Tutti i post | , , , | Ancora nessun commento.

Meglio inventare ogni volta la ruota o consegnare ad altri i propri utenti?

Eccomi qui a scrivere sul blog dopo un periodo di assenza dovuto all’ultimazione della nuova versione del sito istituzionale dell’azienda per cui lavoro.

Amleto

Un dubbio amletico: quale la scelta strategica più giusta?

In questo periodo ho avuto modo di accumulare diverse riflessioni, oggi ve ne propongo una che credo sia di una certa valenza strategica per un’azienda che vuole essere presente sul web: meglio creare propri servizi innovativi o usare gli strumenti offerti già fatti dai big della rete?

Nessuna delle due strade è giusta a priori e occorre fare una breve panoramica sulle due scelte.

Non è necessario inventare ogni volta la ruota
: sicuramente questa è l’argomentazione chiave per dire che, ad esempio, sviluppare uno strumento di video sharing aziendale o un social network proprio (con tutte le difficoltà del caso) è una fatica notevole e in molti casi inutile quando ci sono già servizi simili sulla rete, come YouTube e Facebook.
Loro hanno risorse e know how per migliorare i servizi (che sono il loro core business) nonché milioni di utenti già iscritti che frequentano i loro siti.

Non è logico consegnare ad altri il bene più prezioso di un sito, i suoi utenti registrati
: questo è invece l’argomento più significativo per dire che basare tutta la propria strategia su social media di terzi dove abbiamo una nostra pagina equivale a regalare a questi servizi le email e i lead in genere degli utenti. Ossia state lavorando per loro e non per voi stessi.

Trovo entrambe le cose vere e dunque la mia opinione è che ci vuole una scelta di equilibrio
: la vostra fan page su Facebook o i vostri Tweets nella maggior parte dei casi sono troppo difficili da replicare su piattaforme proprie ma devono invece essere un punto di contatto che vi consente di portare alla registrazione sul vostro sito degli utenti.
E’ inutile ambire a creare una vostra piattaforma dove potete sfruttare l’esistente ma dovete avere la lungimiranza di usare tutti questi strumenti come leve di marketing e fonti di contatti per sviluppare la vostra propria strategia sui vostri propri media.

Questo non esclude nemmeno l’adozione di piattaforme di social media marketing white label per creare circuiti propri dove convogliare chi avete ingaggiato sugli altri media ma credo che tale strategia, senza un’ampia distribuzione della propria azienda sul web, rischi di essere poco visibile e di attirare troppo pochi contatti.

In conclusione dunque il mio consiglio è di usare con intelligenza gli strumenti free esistenti per favorire i vostri siti proprietari e di non avventurarvi da zero nello sviluppo preferendo piuttosto soluzioni customizzabili e brandizzabili fatte da esperti del settore.

Voi che cosa ne dite?

Novembre 16, 2009 Pubblicato da Gianluigi Zarantonello | Riflessioni a fil di rete, Tutti i post | , , | 1 Commento

Fareste conversazione con un frullatore? Sul web io sì, e vi spiego il perché!

Sabato scorso sono stato al Venezia Camp 2009 e come sempre quando si parla e ci si confronta con altre persone sono tornato a casa con degli spunti interessanti.

Immagine tratta da http://geekandpoke.typepad.com/geekandpoke/

Uno in particolare mi ha fatto venire voglia di scrivere questo post: se il web è un luogo relazionale dove ci si incontra fra persone che cosa ci fa lì un’azienda e che senso ha per me iniziare un dialogo con un prodotto, come il frullatore di cui sopra?

Non è sicuramente un’osservazione priva di logica, e spesso la realtà dei fatti, specie in Italia, dà ragione agli scettici.

Dal mio punto di vista però è prima di tutto necessario distinguere fra presenze intelligenti e presenze sbagliate sul web 2.0 (termine che mi piace sempre meno, e ho già spiegato perché): che cosa vuole ottenere la nostra fabbrica di frullatori? E la strategia che ha messo in pista per farlo è quella giusta? E mi pongo in modo adatto ai miei interlocutori?

Non è un discrimine da poco: non è detto che i miei clienti vogliano parlare con me di quello che decido unilateralmente e in ogni caso non lo faranno per forza negli spazi che ho creato io.

L’approccio post in effetti prevede diversi livello di coinvolgimento dei pubblici, dal puro ascolto fino alla collaborazione attiva che porta alla trasformazione dell’azienda stessa.

C’è poi un punto tanto banale quanto chiave: le aziende sono fatte di persone e se entriamo in contatto con queste ultime sicuramente svilupperemo delle relazione, ammesso esse che ci parlino con voce personale e umana, come chiesto dal Clue Train Manifesto (tesi n°3).

In questo caso potremo valutare se lo scopo per cui l’azienda ci ingaggia in questo rapporto è realmente utile per noi, come quando questo porta a soddisfare i nostri bisogni di cambiamento, evoluzione e diversa fruizione di un prodotto o servizio.

Non tutte queste relazioni sono davvero personali ma vi viene da chiedere se altrettanto possono essere definite quelle con tante connessioni ignote di un social network di cui abbiamo accettato l’amicizia in modo automatico.

Sono punti di contatto, occasioni, che partendo dal piccolo possono però smuovere grandi cose.

Non mitizziamo dunque troppo i rapporti di relazione sulla rete (quasi tutti per diventare qualcosa di più passano per un incontro personale) e cerchiamo di avere non pregiudizi verso le aziende, nemmeno quando facciamo due chiacchiere con un frullatore (molto meglio, con una pr di frullatori).

In fondo l’unico web relazionale cattivo è quello fatto male e con obiettivi sbagliati, per cui idee chiare e mente aperta, mi raccomando (aziende o privati che siate)!

P.S. attendo con ansia i pareri di eventuali produttori di frullatori 2.0…come loro!

Ottobre 28, 2009 Pubblicato da Gianluigi Zarantonello | Riflessioni a fil di rete, Tutti i post | , , , | Ancora nessun commento.

Il 29 ottobre torna ConnectingDay

Torna l’appuntamento con ConnectingDay: ideato e realizzato da Connecting-Managers, rappresenta un’occasione unica, dedicata a imprese e operatori specializzati per sviluppare nuove  relazioni commerciali, attraverso un attività promozionale mirata.

ConnectingDay si rivolge a tutte le aziende che operano a 360° nel complesso mondo della comunicazione e del marketing. Il progetto infatti nasce dall’idea di  pensare e fare business in un modo originale e innovativo; tale concetto, di origine inglese, ma applicato con successo anche negli Stati Uniti, consiste nel creare una marketing community lontana dalle scrivanie e dal rumore di fondo“

Il principale obiettivo del ConnectingDay® è gestire e coordinare le relazioni tra gli espositori ed i visitatori in modo organizzato e consapevole.
Con l’edizione 2009, ConnectingDay® festeggia il suo terzo anno: questo grazie  a ConnectingDay® che ha creduto nel potere dell’incontro one to one, nella volontà di creare nuove relazioni professionali, nel desiderio di migliorarsi e confrontarsi continuamente. Il successo delle precedenti edizioni ha fatto si che anche quest’anno si ripeta il ConnectingDay®.

Ottobre 27, 2009 Pubblicato da Gianluigi Zarantonello | News & segnalazioni, Tutti i post | , | Ancora nessun commento.

Venice BarCamp 2009, la mia prensentazione (che tengo tra un’oretta)

Prima di tutto un elogio e un ringraziamento alla rete Wi-Fi del Comune di Venezia, grazie alla quale in questo momento sono connesso dall’interno dell’Arsenale.

Detto questo posto qui seguito la mia presentazione, che terrò al Venezia Camp oggi attorno alle ore 12.00 nella sala Cluster.

La provocazione che voglio lanciare è molto semplice, la tecnologia è solo lo strumento ma è l’approccio che rende persone e imprese veramente 2.0.

Come ben sapete è mio cavallo di battaglia, ne ho parlato già varie volte (ad esempio qui).

Per chi sarà a Venezia ci vediamo tra poco, ciao!

Ottobre 24, 2009 Pubblicato da Gianluigi Zarantonello | News & segnalazioni, Tutti i post | , , , , | Ancora nessun commento.

Carta Etica Digitale – Ecco il testo

CARTA ETICA DIGITALE

ottobre 2009

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Art.1 (Opportunità digitale)

A chiunque deve essere universalmente garantita l’opportunità di accedere ad Internet per la diffusione del proprio libero pensiero

Art.2 (Sviluppo)

I Governi favoriscono l’accesso locale ad Internet quale sviluppo democratico della Societa’ dell’Informazione.

Art.3 (Promozione)

I Governi sostengono l’utilizzo di Internet sviluppando procedure di governance che assicurino trasparenza, efficacia e tempestività nei rapporti tra Stato e cittadino.

Art.4 (Rispetto)

Chiunque nell’utilizzo di Internet e’ chiamato al rispetto della risorsa tecnologica nell’interesse proprio e della collettività.

Art.5 (Verifica)

Chiunque nella diffusione di informazioni deve accertare e verificare, prima delle divulgazione delle stesse, la veridicità della fonte.

Art.6 (Segreto)

Chiunque condivide informazioni in Internet non è tenuto a rivelare la fonte dell’informazione se non su richiesta dell’autorità giudiziaria.

Art.7 (Anonimato)

Chiunque può ricorrere a sistemi di anonimizzazione etica qualora il Governo del proprio Paese ponga in atto azioni lesive verso i diritti e le libertà fondamentali dell’uomo.

Art.8 (Compilazione)

Chiunque scrive ed esegue un codice o un algoritmo informatico deve rispettare i diritti personali e patrimoniali altrui.

Art.9 (Standard)

Chiunque scrive ed esegue un codice o un algoritmo informatico deve porre ogni azione affinchè sia possibile garantire l’interoperabilità dei sistemi.

Art.10 (Gratuità)

Chiunque produce e diffonde liberamente la propria conoscenza non è tenuto alla corresponsione di alcuna tassa o esser sottoposto a vincoli di controllo.

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La Carta Etica Digitale sarà sottoposta ad una “consultazione pubblica” a Venezia il prossimo 25 ottobre durante il VENEZIACAMP puoi partecipare direttamente o inviare i tuoi suggerimenti a ced@innovatori.it

per aderire a titolo personale o come associazione, ente, università invia una mail con nome, cognome riportando nell’oggetto: aderisco CED

versione in pdf

Per le adesioni alla Carta Etica Digitale invia una e-mail all’indirizzo ced@innovatori.it riportando nome, cognome e la parola “aderisco”.

Ottobre 21, 2009 Pubblicato da Gianluigi Zarantonello | News & segnalazioni, Tutti i post | | Ancora nessun commento.

Gratis

Gratis è un libro di Chris Anderson, direttore di Wired Usa e già autore di La Coda Lunga.

Il libro è totalmente dedicato al nuovo modello economico emergente di cui Google è l’indiscusso campione, il gratis, a ben vedere infatti sul web oggi pochi servizi sono a pagamento e quasi nessuno non ha almeno una versione entry level free.

Anderson è consapevole che si tratta di un concetto ancora difficile da accettare, tanto più che attorno alla parola gratis ci sono diverse ambiguità, dovute in parte ai termini diversi in cui nelle varie lingue si indicano “libero” e “gratuito”.
Per questo la prima parte del testo è dedicato alla storia del gratis, alla sua evoluzione nel marketing tra ottocento e novecento, ai casi più eclatanti e alla psicologia che sta dietro alle reazioni umane davanti a tale concetto.

Queste difficoltà diventano sempre meno marcate per i digital native (o lo sono di più, quando si cerca di far pagare qualcosa), in quanto questa generazione è cresciuta all’interno del fenomeno che è protagonista della seconda parte del libro: la rivoluzione digitale.
Se già per gli atomi (i prodotti tangibili) la corsa verso il prezzo zero è marcata per il web e i new media, fatti di bit, è praticamente inarrestabile e può essere rallentata solo da provvedimenti restrittivi.

L’economia tradizionale fatica a inquadrare tutto ciò nei suoi paradigmi perché da secoli ragiona sulla base del concetto della scarsità di risorse, e per questo gli uomini sono molto restii (in molti casi giustamente) allo spreco.
L’economia digitale però è basata sull’abbondanza: i processori raddoppiano la loro velocità ogni 18 mesi (legge di Moore) ma la banda e lo storage di dati lo fanno ancora più velocemente, producendo modelli basati sullo “spreco” come YouTube.
In questo contesto è possibile lanciare dei servizi che un tempo non sarebbero stati sostenibili (si pensi appunto a banda e storage necessari a YouTube) e permettersi di consumare risorse dal bassissimo costo marginale in attesa di capire al meglio il business.

E’ questa la parte più convincente del libro: un esempio illuminante dell’accelerazione di questi fenomeni è il fatto che Microsoft ha impiegato decenni per capire come rapportarsi a Linux ma Yahoo ha avuto pochi mesi per poter reagire alla free mail di Google (Gmail).

Anderson passa poi a illustrare vari modelli di business basati sul gratis e confuta alcune delle più diffuse argomentazioni contro il free.
Qui il testo resta interessante ma è molto più difficile per l’autore fornire argomentazioni definitive a favore delle sue tesi perché molte azioni e reazioni sono indirette e difficilmente misurabili in modo certo.

Quello che resta alla fine dalla lettura è una visione ben documentata e affascinante di come l’economia stia evolvendo grazie all’avvento della rete e dell’abbondanza di risorse informatiche.
A volte forse resta difficile comprendere a pieno tutti i fenomeni e si hanno meno certezze rispetto ai temi trattati in La Coda Lunga ma non si può negare che, almeno in parte, tutti stiamo già convivendo con questo nuovo paradigma, anche se non nella sua forma più pura e estrema.

Ottobre 20, 2009 Pubblicato da Gianluigi Zarantonello | I miei libri, Tutti i post | , , , , , | 1 Commento

I principi delle reti sociali applicati alla comunicazione interna e all’organizzazione?

Qualche giorno fa ho parlato di Enterprise 2.0 ed ho citato anche due interessanti post di Leonardo Bellini (li trovate qui e qui) sui 10 principi delle reti sociali ripresi da il Passaparola di Emanuel Rosen.

Dal momento che ho sottolineato che la costruzione dell’enterprise 2.0 parte da un clima organizzativo e culturale ho provato ad applicare alcuni dei 10 principi in questione alla comunicazione interna e mi sembra che vi siano degli spunti interessanti su cui riflettere.

Un grafo di social network analysis, fonte http://www.thedailybit.net

1° : le reti sociali sono invisibili, al di là dei disegni fatti sull’organigramma da sempre si creano delle reti di relazioni e collaborazione tra diverse aree e funzioni, in presenza di un sistema di condivisione fluido e accettato da tutti delle informazioni questa situazione non potrà che essere massimizzata crescendo oltre le previsioni che si possono fare all’inizio.

2° : simile cerca simile (Affinità elettive) e 3° : chi si assomiglia tende a raggrupparsi,  il che può creare paradossalmente dei problemi, perché tende a mantere l’informazione all’interno di gruppi di lavoro chiusi. Questo viene evidenziato anche nel 5° principio: le informazioni restano intrappolate nei gruppi. L’abilità di chi governa le informazioni deve essere dunque quella di portare costantemente a contatto gruppi diversi e farli interagire in un ambiente comune.

Al contrario, il fatto che persone che non sono in un rapporto diretto e continuativo (legame forte) entrino in interazione con altre aree e con le loro informazioni esalta la forza dei legami deboli “scoperti” da Mark Granovetter che sono l’oggetto dell’8° principio (i legami deboli sono sorprendentemente forti).

Nel momento in cui il clima organizzativo e gli strumenti tecnologici permettono l’accesso alle informazioni e alle conoscenze da parte di molteplici persone, anche senza un’interazione personale approfondita, saranno proprio i legami deboli a far viaggiare la collaborazione attraverso i diversi gruppi, tramite delle persone che fanno da connettori e nodi di rete (6° principio).

La tecnologia ovviamente potenzia alla grande il potere dei legami deboli (9° principio) mettendo il dubbio il tradizionale limite posto dal numero di Dumbar e permettendo anche in grandi organizzazioni l’interazione e la condivisione fra centinaia di persone.

E dunque che cosa ci dice questa breve carrellata di principi applicati alle organizzazioni?

1) Le informazioni devono essere accessibili anche al di fuori dei propri gruppi abituali di lavoro disegnati sull’organigramma.

2) Per fare questo ci deve essere un clima organizzativo e delle policy che incentivino le persone a non tenere per sè le informazioni e ad essere proattive nell’utilizzo di quelle rese disponibili da altri.

3) Nel momento in cui le persone sono aperte a questo approccio è necessario dare loro degli strumenti tecnologici semplici e potenti per parlarsi e per mettere in circolo l’informazione.

La vostra esperienza lavorativa è così o c’è ancora da lavorare?

Ottobre 11, 2009 Pubblicato da Gianluigi Zarantonello | Riflessioni a fil di rete, Tutti i post | , , , | Ancora nessun commento.